Ultracycling e RAAM

Figurarsi se tutto questo può ritenersi un punto d’arrivo: semmai è un traguardo intermedio per porre le basi di progetti più impegnativi.

Nel 2010 una certa Sabrina Bianchi, accompagnata da un team coordinato da un erto Mauro Farabegoli, partecipa alla RAAM (Race Across America).
Non è una randonnée, ma una derivata definibile come Ultra Cycling, una competizione in solitaria attraverso gli Stati Uniti, attraverso paesaggi che appartengono all’immaginario collettivo. Il connubio ideale tra leggenda, fatica, eroismo.

L’idea si fa largo, si insinua come un tarlo e il pensiero diventa progetto. Per realizzare un disegno tanto importante si devono superare delle tappe obbligatorie. Nel contempo, mantenendo la promessa fatta nel 2007, mira alla Parigi-Brest-Parigi e porta a compimento una serie di prestazioni che gli permettono di cogliere la doppia qualificazione: Parigi-Brest-Pargi e RAAM.

Centra l’obiettivo portando a termine l’ultra cycling del Montello denominata “La 24 ore”: una manifestazione di 24 ore, lasso di tempo nel quale si devono percorrere più giri possibile di un circuito di 33 Km. Luigi ne percorre 17, per un totale di 570Km, inaspriti da 7.900 metri di dislivello. Qualche mese più tardi si cimenta nella RAD Marathon in  Svizzera, indispensabile per ottenere il patentino RAAM. 720 Km di passi, salite, discese alpine che supera in 28 ore.